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Le parole chiave negative non servono più?

Ho preso in gestione un account con i termini di ricerca puliti e nemmeno una parola chiave negativa inserita. Ti racconto quanto lavoro di filtro fa oggi l'algoritmo, alle giuste condizioni, e su quali account ha senso cominciare a toglierne qualcuna.

Le parole chiave negative non servono più?

Le parole chiave negative servono ancora?

Il titolo qui sopra è volutamente provocatorio: le negative servono ancora, ma meno di prima. Oggi il machine learning di Google filtra da solo gran parte delle ricerche fuori target, e le negative servono soprattutto a velocizzargli il lavoro. Ti racconto da dove nasce questa riflessione.

Mentre iniziavo a studiare un account preso in gestione da pochissimo, riflettevo su quanto fossero stati bravi i miei predecessori nel pulire le ricerche degli utenti. Tutte le ricerche o comunque gran parte erano in target.

Com’è possibile un account pulito senza una sola negativa?

Ci pensa l’algoritmo al posto tuo. Ero proprio curioso di vedere come avessero organizzato gli elenchi di negative ma con grande stupore non ho trovato alcun elenco o parola chiave esclusa.

In pratica il machine learning di Google è diventato talmente evoluto che lui stesso è in grado di filtrare le ricerche degli utenti sui termini effettivamente in target.

Ne parlavo proprio l’altro giorno con il bravissimo Enrico Chiolo. Mi diceva di aver avviato un esperimento del genere con l’obiettivo proprio di non usare negative. Dopo un primo periodo di apprendimento, il sistema era stato in grado di raccogliere solo query in target. Con la conseguenza di un notevole abbassamento dei CPA.

Vuol dire che non devo più guardare i termini di ricerca?

Questo vuol dire che non dovrai più analizzare il report sui termini di ricerca? Assolutamente no, per almeno 2 ordini di motivi.

L’analisi dei termini di ricerca è ancora oggi un attività fondamentale nelle campagne su rete di ricerca. Ti permette di capire su cosa stanno lavorando le campagne e cosa effettivamente cercano gli utenti. Utilissima anche per tarare meglio i copy degli annunci o delle landing.

È un’attività che trovo ancora oggi sottoutilizzata, tanto che l’ho messa tra i 5 errori che continuo a vedere anche nel 2026.

In quali casi l’algoritmo da solo non basta?

Quando gli togli lo strumento con cui filtra. Il lavoro di pulizia automatico arriva dal broad match con smart bidding (e un numero sufficiente di conversioni). Se, ad esempio, decidi di lavorare sulle campagne di brand protection con CPC manuale, perdi del tutto quella funzionalità, quindi tocca escludere manualmente tutti i termini che non sono del brand.

Proprio per quei casi ho pubblicato uno script che mette in negativo le query in automatico.

Cosa ho scoperto dopo, testando gli elenchi di brand?

Che sulla pulizia l’algoritmo ci arriva davvero. Quando ho testato gli elenchi di brand contro la classica brand protection su 4 account, in termini di resa la bilancia pendeva ancora a favore della brand classica in CPC manuale. Ma se guardo la sola attività di pulizia, cioè l’inserimento delle parole chiave negative, gli elenchi di brand hanno fatto un ottimo lavoro: l’algoritmo è in grado di riconoscere le ricerche di brand, anzi forse le limita un po’.

Su quali account si può iniziare a toglierne qualcuna?

Sugli account maturi. L’algoritmo è in grado di capire le ricerche in target ma inserire parole chiave negative velocizza il suo lavoro. Quindi le parole negative servono ancora, ma organizzarle meglio con degli elenchi può essere utile per il futuro. Su account maturi magari ha senso cominciare a togliere qualche negativa proprio per dare più spazio all’algoritmo.

A distanza di tempo la mia posizione è questa: anche su un account maturo preferisco tenere le negative, pur lasciandomi lo spazio per qualche test. Una volta organizzato bene tutto il lavoro di negative è possibile fare dei test per campagna (magari quella con più conversioni) o per categoria semantica di negative. Se hai organizzato bene gli elenchi e le parole chiave negative puoi fare dei test e scoprire nuove opportunità che le negative non ti consentivano di raggiungere.

Se non sai da che parte cominciare, l’analisi dei termini di ricerca è uno dei controlli fissi quando faccio un’analisi sistematica dell’account.

Buone Ads

Domande frequenti

Le parole chiave negative servono ancora?

Sì, ma meno di prima. L'algoritmo è ormai in grado di filtrare da solo le ricerche fuori target: le negative servono soprattutto a velocizzargli il lavoro. Il titolo «non servono più» è volutamente provocatorio.

Si può lanciare una campagna senza nessuna parola chiave negativa?

C'è chi lo fa come esperimento: dopo un primo periodo di apprendimento il sistema raccoglieva solo query in target, con un notevole abbassamento del CPA.

Vuol dire che non devo più analizzare il report dei termini di ricerca?

Assolutamente no. Resta un'attività fondamentale per capire su cosa stanno lavorando le campagne e cosa cercano davvero gli utenti: è la materia prima per tarare i copy degli annunci e delle landing page.

Su quali account conviene iniziare a togliere qualche negativa?

Sugli account maturi, dove ha senso lasciare più spazio all'algoritmo. Organizzare le negative in elenchi condivisi aiuta a farlo in modo ordinato.

Ci sono casi in cui l'algoritmo da solo non basta?

Sì. La capacità di filtro arriva dal broad match con smart bidding, e serve un numero sufficiente di conversioni: in una campagna di brand protection impostata in CPC manuale quella funzionalità si perde, e i termini fuori target vanno esclusi a mano.

L'algoritmo riconosce bene le ricerche di brand?

Sì. In un test su quattro account con gli elenchi di brand, sul fronte della pulizia (cioè dell'inserimento delle parole chiave negative) l'algoritmo ha fatto un ottimo lavoro: riconosce bene le ricerche di brand, anzi forse le limita un po'.

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