
Qualche mese fa ho ricevuto parecchie telefonate dai consulenti google ads in merito ad una delle novità del momento: Gli elenchi di brand.
Li trovi tra gli strumenti ed impostazioni nella libreria condivisa. Utilizzati nelle campagne su rete di ricerca permettono di restringere le ricerche ad un determinato brand.
Per brand si intende qualunque cosa o quasi. Basta inserire un dominio e il relativo nome del brand e aspettare l’approvazione. Quindi è valido sia per il proprio brand che per competitors. I brand noti li riconosce già senza bisogno di alcun inserimento.
Però per poterlo utilizzare nelle campagne di ricerca occorre fare due modifiche. Abilitare le campagne SOLO con corrispondenza generica e usare lo smart bidding (niente cpc manuale, tanto utilizzato nelle brand protection).
Finché ne avevo sentito parlare ai rep di Google, non li avevo presi in considerazione Poi, dato che un collega li stava testando, ho iniziato a fare qualche prova pure io su ben 4 account diversi.
In particolare volevo capire se utilizzando l’intelligenza artificiale per limitare le ricerche al proprio brand si otteneva un risultato migliore rispetto alla classica brand protection in cpc manuale con diversi tipi di match.
Tre account sui 4 che stavo testando non sono andati bene e sono dovuto tornare indietro. In un solo account ho ottenuto risultati migliorativi.
Partiamo da quest’ultimo, CASO n° 1:
Ho abbassato il cpc del 63% e questo ha prodotto un costo di conversione ben più basso (-88 %) e un numero di conversioni più alto. Sono diminuite le impression e clic. In altre parole, l’algoritmo è stato bravo a prendere solo il brand e ne ho ottenuto un vantaggio in termini di costi e conversioni.
CASO n° 2
Le cose sono andate in modo diverso. Ho pagato un cpc più caro, ho raccolto più clic ma ho diminuito le conversioni e di conseguenza si è rappoppiato il costo per conversione.
CASO n° 3 e CASO n° 4
In entrambi i casi la situazione è decisamente peggiorata. Una brand con elenco non è mai partita, mentre l’altra si è spenta piano piano.
In conclusione vale la pena di passare agli elenchi di brand? DIPENDE…
In termini di resa la bilancia, nel mio caso, pende a favore della classica brand con cpc manuale. Anche se visti i risultati un test lo consiglio comunque.
Se però guardo la cosa in termini di attività di pulizia da fare (leggasi inserimento delle parole chiave negative) gli elenchi di brand hanno fatto comunque un ottimo lavoro. In altre parole l’algoritmo è in grado di riconoscere le ricerche di brand anzi forse le limita un po’.
Se avete dubbi, domande o perplessità sono qui a disposizione.
Buona brand protection.