L’algoritmo non serve ad un piffero…

algoritmo non serve

Il titolo è volutamente provocatorio ma voglio mettere in risalto un concetto che a volte passa sottotono.

L’inserzionista deve creare degli annunci a prova di bomba, che poi devono atterrare su una landing “orlandiniana” per infine vendere un prodotto/servizio che è ben posizionato sul mercato.

Bene se queste 3 condizioni sono verificate, le campagne funzionano anche senza l’aiuto del machine learning.

Nuova campagna ma da qualche giorno la colonna delle conversioni su facebook è ferma sullo zero. Sono pronto a cospargermi il capo di cenere e vedere di trovare delle soluzioni alternative. Chiamo il cliente che invece mi sorprende. E’ contentissimo della nuova campagna perché arrivano parecchi contatti. Addirittura va meglio della precedente.

Faccio finta di nulla e finita la chiamata vado a controllare la situazione sul tag manager. Nei trigger avevo messo un url sbagliata e la conversione non scattava. Nonostante il sistema di tracciamento non funzionasse le persone hanno lasciato il contatto ed erano molto interessate al prodotto.

Ora mi aspetto che avendo sistemato il tracciamento l’algoritmo aiuti a performare ancora di più un trio (ads – landing – prodotto) che va già alla grande da se.

Questo non vuol dire che ci possiamo dimenticare dei tracciamento o che l’algoritmo non serve a nulla. Solo che nel nostro lavoro occorre sempre testare e controllare che il “trio” sia davvero irresistibile.

Capovolgendo la medaglia, se qualcosa non funziona, prima di controllare pubblico, eventi di ottimizzazione, CBO o altri tecnicismi, verifichiamo sempre ads, landing e prodotto.

Buone ads.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *